Come una barca sul lago

Ho in mente l’immagine del pontile di un lago circondato dalla nebbia, le acque attorno sono uno specchio, nessuna increspatura sulla superficie. Sembra quasi di poter ascoltare il silenzio e la quiete di quei luoghi, di poter sentire l’odore dell’umidità, del legno e delle alghe che affiorano sulla riva del lago.

Il pensiero vola a poche ore fa.
Ero nuda, appena uscita dal bagno e lui mi attendeva con un rotolo di pellicola trasparente, di quelli che si utilizzano per conservare i cibi in frigorifero. Mi ha chiesto di stendere le braccia lungo i fianchi, le mani con i palmi poggiati sulle cosce, ero così immobile in piedi e lui iniziava ad avvolgere la pellicola intorno al mio corpo.
La situazione aveva un qualcosa di buffo, forse mi è scappata anche qualche risatina; mi scappano sempre quando sono divertita, o nervosa, o eccitata, o tutte queste cose insieme.
I suoni sono terminati quando è arrivato ad avvolgermi la testa, la pellicola sul viso, gli occhi chiusi, la bocca aperta per cercare di respirare l’ultimo briciolo di aria disponibile.
Adesso mi fa respirare, vero?
Adesso la buca, vero?
Sì, l’ha bucata quasi subito, un buco preciso per liberarmi la bocca, da cui ho continuato a respirare. Il rumore della pellicola che si srotolava e mi avvolgeva diventava sempre più ovattato ad ogni strato.
Provavo a muovere una mano, niente, non ci riuscivo, ero completamente immobile e impossibilitata nei movimenti.
La mia fiducia in lui ha iniziato a vacillare, pensieri oscuri iniziavano ad offuscarmi la mente, come la nebbia vela l’orizzonte del lago.
Mentre ero impegnata a tenere a bada quei pensieri lui mi ha adagiato delicatamente sul letto, ogni idea negativa mi ha abbandonata con la stessa velocità con la quale era apparsa.
Assaporavo quel momento fluttuando nella nebbia che mi avvolgeva, galleggiando sulle coperte morbide.
Picchi brucianti di cera bollente mi risvegliavano da quel torpore, cadendo con cadenze regolari sui capezzoli e sul sesso, attraverso i buchi che lui aveva praticato nella pellicola.
I pensieri negativi erano scomparsi e avevano lasciato il posto alla pace, alla tranquillità e al senso di protezione, come un bruco nel suo bozzolo in procinto di compiere la trasformazione.
Un suo sussurro, parole soffiate e vibranti, mi hanno fatto rinascere, squarciando il mio involucro con tutta la forza che avevo a disposizione. Prima le braccia, la pancia, il petto e finalmente la testa, il naso, gli occhi.
Profumo di canapa e sudore, saliva, labbra e pelle.
Stremata fluttuavo, come la barca sul lago.

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Il Gatto e la Volpe

E poi ci sono quei personaggi subdoli, ti tengono d’occhio, ti studiano.
Conoscono i tuoi gusti e li sfruttano per avvicinarsi, ogni giorno un po’ di più, ogni giorno più vicini.
Hanno il volto del tuo ex, quello che “non ti amo ma mi piace scoparti” e risorge dopo anni per dirti “solo ora mi rendo conto della cazzata che ho fatto lasciandoti”.
Quello che “sei immatura, senza di me non sei in grado di… (inserire qualsiasi cosa)” e si ripresenta per dirti che solo tu ora potresti mettere insieme i pezzi della sua vita.
Quello che “sei ingrassata” e ti molla per mettersi con una ventenne sull’orlo dell’anoressia per poi chiamarti piagnucolando perchè “lei non ha il tuo… (inserire doti a caso)”.
Quello che, sapendoti in difficoltà economiche, si fa sentire per dirti quanto invece a lui le cose vadano alla grande, che gli sei sempre nel cuore e che se apri le gambe forse può aiutarti.

Ogni giorno più vicini, conquistano la tua fiducia per conoscerti meglio, per sfruttare le tue debolezze, per capire qual è il punto più tenero in cui poter affondare il pugnale.

Sotto il grande ciliegio

 

C’era una volta una dolce porcospina.
Quando era piccola conobbe un cavallo il quale, data la sua natura ribelle e selvaggia, era solito galoppare nelle praterie alla ricerca dell’erba migliore da brucare; era però stanco di vagare da solo nelle verdi vallate e propose alla porcospina di accomodarsi sul suo dorso e di viaggiare con lui aggrappandosi alla sua criniera.

Affascinata dal suo correre veloce e libero la porcospina accettò di buon grado.
La poverina si accorse presto che il cavallo correva troppo veloce e i sobbalzi della galoppata le rendevano quasi impossibile restare aggrappata alla criniera, tanto che quella strana convivenza divenne in breve tempo un supplizio.
Un giorno il cavallo venne a sapere che in una valle vicina cresceva un’erba particolarmente dolce e succosa e, incurante delle rimostranze della porcospina, decise di intraprendere il viaggio galoppando a tutta velocità per arrivare il prima possibile a destinazione.

Resosi conto di trovarsi in prossimità di un fossato, il cavallo fermò bruscamente la sua corsa, sbalzando in avanti la porcospina la quale cadde rovinosamente e venne calpestata tra gli zoccoli.
Ne uscì malconcia ma viva. Purtroppo a causa di quell’evento, la poveretta perse la memoria, non ricordava neanche più il suo nome, ma sapeva che non sarebbe più rimasta con il cavallo.
Decise quindi di iniziare un nuovo viaggio, alla ricerca di un posto da poter chiamare “casa”.

Passarono le stagioni.

In un giorno d’estate, stava percorrendo un piccolo sentiero al limitare di un bosco, quando i suoi pensieri vennero interrotti da un rumore, un fruscìo che proveniva da alcuni cespugli di mirtilli lì vicino.

La porcospina, sfidando la sua naturale diffidenza, si avvicinò. Come prima cosa notò una coda rossa e gonfia, con la punta bianca.

Ciao” disse la porcospina

Con un balzo venne fuori dal cespuglio una grossa volpe che puntò il suo muso su quello della porcospina annusandola per capire quale genere di animale fosse.
La volpe cacciava da sola ma pensò che le sarebbe stata utile una compagna, con i suoi modi gentili la porcospina avrebbe potuto attirare le prede più vulnerabili e lei le avrebbe prese alla sprovvista, in questo modo sarebbe stato molto più semplice procurarsi del cibo.
Naturalmente l’astuta volpe non poteva rivelare i suoi veri intenti alla sua nuova amica altrimenti la porcospina non avrebbe mai accettato di seguirla.
Decise quindi di dirle che una delle sue passioni consisteva nello scavare delle buche nel terreno, attività che le consentiva di trovare grossi vermi, dei quali sapeva essere ghiotti i ricci, le chiese quindi di seguirla alla ricerca di nuovi posti in cui scavare.
Camminando camminando raggiunsero la cima di una collina, in lontananza la volpe vide avvicinarsi saltellando una lepre, con una scusa banale si allontanò dalla porcospina nascondendosi dietro ad un cespuglio e attese l’arrivo della lepre la quale, trovandosi di fronte la porcospina, si fermò a chiacchierare.
La volpe, approfittando della loro distrazione saltò fuori dal suo nascondiglio atterrando sulla lepre e facendone un sol boccone.

La povera porcospina si spaventò talmente tanto che, come reazione istintiva, si chiuse in se stessa diventando una palla di aculei. I tentativi della volpe di rassicurarla furono inutili, ormai la porcospina aveva troppa paura, restò chiusa in se stessa per giorni e giorni, finchè la volpe non decise di desistere dal tentativo di farla aprire e se ne andò.

La porcospina, rimasta sola, si schiuse un poco e riprese il suo viaggio.

Passavano i mesi e lei conobbe altri animali con cui condivise un pezzo di strada ma non riuscì mai a fidarsi ciecamente di nessuno, non appena qualcuno di loro cercava di avvicinarsi, lei si chiudeva diventando una palla di aculei, pensando che questa reazione l’avrebbe protetta dalla paura, ma ottenendo soltanto di restare sempre più sola.

Un pomeriggio di primavera si ritrovò a camminare lungo la riva di un ruscello, l’aria era frizzante e il profumo dei fiori di campo le metteva allegria. Ogni tanto si fermava per specchiarsi sull’acqua e per bere un po’, ad una di queste soste sentì qualcuno dietro di lei che si schiariva la voce profonda cercando di attirare la sua attenzione.
La piccola porcospina si girò di scatto spaventata, pronta a chiudersi come ormai aveva già fatto tante volte.
Vide davanti a se una tigre. Capì che non l’aveva sentita avvicinarsi perchè le sue zampe morbide sull’erba primaverile non emettevano alcun suono.

Scusami piccola porcospina se ti ho spaventata, non era mia intenzione” disse la tigre.

Chi sei?” chiese la porcospina.

Sono il guardiano del grande ciliegio che cresce sulla sponda del ruscello, puoi bere la sua acqua per dissetarti e mangiare i suoi pesci per nutrirti, ma ti prego non chiuderti con me, se ti fiderai di me ti farò vedere dove vivo, se vorrai restare con me ti proteggerò e non dovrai mai più mostrare i tuoi aculei

La piccola porcospina guardò negli occhi la tigre, in quegli occhi vide la serenità che stava cercando da tanto tempo, sentì di potersi fidare e di aver trovato un amico sincero.
La tigre si accucciò permettendo alla porcospina di salirle in groppa e la portò camminando lentamente, seguendo il rumore dell’acqua, verso il grande ciliegio.

Arrivati a destinazione il felino si distese all’ombra dell’albero e la porcospina prese posto tra le sue enormi zampe.

Io vivo qui” disse la tigre “le sue fronde sono cariche di fiori, il loro profumo e la brezza leggera ti culleranno quando vorrai dormire, le sue radici ti abbracceranno se dovessi avere freddo. Io ti proteggerò.
Quando i fiori cadranno, arriveranno i frutti che ti nutriranno e non ti mancherà mai niente

A queste parole la porcospina, sentendosi protetta, cadde in un sonno profondo. Sognò tutta la sua vita, i suoi viaggi e gli animali che aveva conosciuto.

Quando si svegliò la tigre la guardava con un sorriso amorevole sul muso.

Ho sognato tutta la mia vita” disse la porcospina “ho riacquistato la memoria, ma c’è una cosa che proprio non riesco a ricordare… il mio nome

Sarai la mia piccola Erina” disse la tigre

E così la dolce Erina seppe che il suo viaggio era terminato.