Le cose non dette

 

Penso che più o meno a tutti sia capitato di non voler dire qualcosa di brutto ad una persona cara, confessare qualcosa che potrebbe farla stare male o anche solo destabilizzarla.
Credo sia una paura lecita e comprensibile.
Ma quando si teme di dire una cosa bella? E’ possibile?
Avere paura di comunicare una bella notizia, confessare un sentimento, raccontare un avvenimento piacevole…
Temere che l’occasione sia sempre sbagliata, che possa esserci un momento migliore, o che in realtà quella notizia sia bella solo per voi.
Pensare che pronunciandole, quelle parole, potrebbero perdere il loro significato.
Avere paura della reazione che potrebbero suscitare.

Ma di cosa hai paura? E’ una cosa bella no?
Sì, troppo forse. E’ possibile che non ci siano nemmeno le parole giuste per dirla; come quando parlando ti rendi conto di aver usato un termine sbagliato e vorresti cancellare quello che hai detto e trovare un sinonimo più calzante, ma non lo trovi.

Facciamo che mi tieni ancora un po’ qui, tra le tue corde.
Facciamo che siano i miei respiri e i miei brividi a parlare.
Facciamo che a confessarsi sia la mia pelle che urla sotto la frusta.
Facciamo che ci fondiamo l’uno nell’altra.
Facciamo che ci respiriamo.

Te lo dico un’altra volta dai, adesso ridiamo.

Burattina

 

Pensavo ancora a quel fruscìo.

Il fruscìo che senti quando sei immersa nel silenzio della stanza e con gli occhi chiusi attendi.
Poi eccola.
Lei, la corda, è ruvida e preme sulla pelle come le unghie di una mano che non vuole lasciarti andare.
La senti scorrere in superficie come se non avesse una fine, piano… Poi veloce, ti scalda, ti brucia.
Sinuosa si muove sul tuo corpo cercando nuovi anfratti in cui immergersi, e si annoda.
Ti stringe tra le sue spire cercando di contenere la tua anima prima del tuo corpo.
Ti senti costretta in quel corpo che non è più il tuo, ti senti legare anche dentro, il cuore e i pensieri.
Ora sì, sei davvero libera.