Il Gatto e la Volpe

E poi ci sono quei personaggi subdoli, ti tengono d’occhio, ti studiano.
Conoscono i tuoi gusti e li sfruttano per avvicinarsi, ogni giorno un po’ di più, ogni giorno più vicini.
Hanno il volto del tuo ex, quello che “non ti amo ma mi piace scoparti” e risorge dopo anni per dirti “solo ora mi rendo conto della cazzata che ho fatto lasciandoti”.
Quello che “sei immatura, senza di me non sei in grado di… (inserire qualsiasi cosa)” e si ripresenta per dirti che solo tu ora potresti mettere insieme i pezzi della sua vita.
Quello che “sei ingrassata” e ti molla per mettersi con una ventenne sull’orlo dell’anoressia per poi chiamarti piagnucolando perchè “lei non ha il tuo… (inserire doti a caso)”.
Quello che, sapendoti in difficoltà economiche, si fa sentire per dirti quanto invece a lui le cose vadano alla grande, che gli sei sempre nel cuore e che se apri le gambe forse può aiutarti.

Ogni giorno più vicini, conquistano la tua fiducia per conoscerti meglio, per sfruttare le tue debolezze, per capire qual è il punto più tenero in cui poter affondare il pugnale.

Specchi

We are such stuff as dreams are made on, and our little life is rounded with a sleep.
[Shakespeare]

Non so di quale materia sia fatto un sogno, ma quando i miei occhi incontrarono i suoi, in quel preciso istante, tutto mi sembrò chiarissimo. Tutto l’universo si rispecchiava nei suoi occhi, guardando le sue pupille seppi che la sostanza che ci costituisce è la medesima.
La conferma mi arrivò nel momento in cui iniziai a respirarlo.
Sì perchè io lo RESPIRO, non si tratta di un semplice odorare, quello lo si fa con i fiori, o con il cibo, il suo profumo è energia vitale, entra nelle mie narici per poi espandersi nei polmoni, e raggiungere ogni cellula del mio corpo.

In realtà ogni momento è una conferma, ogni attimo in cui la sua frusta colpisce la mia pelle sento che i segni saranno indelebili, in ogni istante in cui la sua carne incontra la mia ho la certezza che si stia verificando un processo di osmosi; i nostri sogni si fondono e si confondono, le nostre speranze si uniscono e l’universo non è più un mistero.

Lo specchio non esiste senza qualcuno che vi si rifletta.
[Michelangelo Pistoletto]

…e io non esisto senza di Lui.

Le cose non dette

 

Penso che più o meno a tutti sia capitato di non voler dire qualcosa di brutto ad una persona cara, confessare qualcosa che potrebbe farla stare male o anche solo destabilizzarla.
Credo sia una paura lecita e comprensibile.
Ma quando si teme di dire una cosa bella? E’ possibile?
Avere paura di comunicare una bella notizia, confessare un sentimento, raccontare un avvenimento piacevole…
Temere che l’occasione sia sempre sbagliata, che possa esserci un momento migliore, o che in realtà quella notizia sia bella solo per voi.
Pensare che pronunciandole, quelle parole, potrebbero perdere il loro significato.
Avere paura della reazione che potrebbero suscitare.

Ma di cosa hai paura? E’ una cosa bella no?
Sì, troppo forse. E’ possibile che non ci siano nemmeno le parole giuste per dirla; come quando parlando ti rendi conto di aver usato un termine sbagliato e vorresti cancellare quello che hai detto e trovare un sinonimo più calzante, ma non lo trovi.

Facciamo che mi tieni ancora un po’ qui, tra le tue corde.
Facciamo che siano i miei respiri e i miei brividi a parlare.
Facciamo che a confessarsi sia la mia pelle che urla sotto la frusta.
Facciamo che ci fondiamo l’uno nell’altra.
Facciamo che ci respiriamo.

Te lo dico un’altra volta dai, adesso ridiamo.

Astensione, astinenza, latitanza.

Carissimi seguaci (i più avvezzi alle nuove tecnologie direbbero “followers” ma la nostra lingua è così bella e varia che preferisco evitare di contaminarla con termini estranei alle nostre radici),

Mi sono resa conto di aver scritto molto poco ultimamente.

Grazie” direte voi. La cosa invece mi rattrista, ho sempre trovato nella scrittura degli spunti di riflessione e introspezione interessanti, inoltre rileggere i miei scritti a distanza di tempo mi permette di ricordare delle sfumature che si rischia spesso di perdere nei meandri dei ricordi.

Ho pensato spesso di utilizzare questi spazi come un diario a cui affidare le mie sensazioni ed elucubrazioni.

Purtroppo la maggior parte dei sentimenti che provo o delle emozioni che sento e di cui vorrei scrivere, sono talmente intimi che oltre a suscitare commenti del genere “e a noi che ce ne importa?” non sarebbero di nessun valore letterario . Inoltre ripenso spesso ad una cosa che mi disse tempo un fa una persona che stimo molto…

Ricordati che tutto ciò che scrivi in rete, resta nella rete e non ti appartiene più

Sto quindi valutando di trasformare questo spazio, modificando la sua funzione di diario in quella di divulgazione, informazione o confronto.

Appena il tempo tiranno me lo concederà farò una raccolta degli argomenti che ritengo possano essere degli ottimi spunti di riflessione e ve li sottoporrò.

Mi piacerebbe avere da voi un riscontro in merito.

Sempre vostra

JC

Meraviglia

 

Meraviglia.

E’ lo stupore di sentirti scorrere sotto la mia pelle, nelle mie vene.
E’ la voglia di respirarti per averti dentro, anche solo per un secondo.
E’ l’immagine dei tuoi occhi che mi sorridono anche quando mi punisci.
E’ il brivido che galoppa sulla mia schiena ad ogni tuo ordine.

Non potrò mai abituarmi a questo,

o al terrore che mi stringe il petto quando temo di perderti.

連合の踊り – Danza dell’unione

 

Una richiesta, arrivata inaspettata come una doccia fredda, le aspettative che si alzano sfidando il mio senso del pudore e l’autostima, giocando con il mio imbarazzo.

“Balla per me”

Un rifiuto, frutto di quella vergogna che credevo essere insuperabile, che rendeva impossibile mettersi in gioco come lui mi aveva chiesto.
Smarrimento e delusione, prima di tutto verso me stessa, per aver rinunciato senza neanche provare.

Voglia di stupirlo, di renderlo orgoglioso e fiero di avermi scelta.

Ho deciso che l’avrei fatto, gli avrei mostrato una me che era sempre stata nascosta anche ai miei stessi occhi, mi sarei esposta rendendolo partecipe di una parte della mia vita che non conosceva e che io avevo sepolto.

L’ambientazione sarebbe stata sicuramente il Giappone, paese che amiamo e che ci ha dato spesso modo di parlare, scambiare conoscenze, esperienze e passioni.
La base musicale è stata una scelta semplice, il tema di un film che mi ricordava i nostri primi scambi di parole.
I movimenti avrebbero mostrato la mia passione per lui e per quell’arte marziale praticata per tanti anni, movimenti con i quali potermi sentire a mio agio e allo stesso tempo raccontarmi.

Una grande sciarpa nera usata come metafora, la corazza che mi ha sempre accompagnato, coperto, rassicurato, difeso dagli altri e da me stessa.

Messa in ginocchio dagli eventi, indosso il mio guscio. Passi lenti, morbidi, quasi a sgranchire le ossa e stirare i muscoli troppo a lungo tenuti rannicchiati.
Movimenti circolari, piedi striscianti da non alzare per non perdere l’equilibrio, come insegnava il Maestro.

La difesa usata come attacco, la forza dell’altro portata a proprio vantaggio.

Movimenti fluidi che terminano, lasciandomi nuovamente accovacciata, questa volta non sfinita dalle delusioni ma per offrirsi e offrire la mia armatura a Lui.

Burattina

 

Pensavo ancora a quel fruscìo.

Il fruscìo che senti quando sei immersa nel silenzio della stanza e con gli occhi chiusi attendi.
Poi eccola.
Lei, la corda, è ruvida e preme sulla pelle come le unghie di una mano che non vuole lasciarti andare.
La senti scorrere in superficie come se non avesse una fine, piano… Poi veloce, ti scalda, ti brucia.
Sinuosa si muove sul tuo corpo cercando nuovi anfratti in cui immergersi, e si annoda.
Ti stringe tra le sue spire cercando di contenere la tua anima prima del tuo corpo.
Ti senti costretta in quel corpo che non è più il tuo, ti senti legare anche dentro, il cuore e i pensieri.
Ora sì, sei davvero libera.

E’ tardi! E’ tardi!

 

Da giorni ormai dormo male, faccio sogni psichedelici.

Questa mattina, dopo l’ennesima notte passata a rincorrere il Bianconiglio, mi sono svegliata con la voglia di scrivere.

Poi ho compiuto il mio rituale: bidet, ascelle, viso, deodorante, mutande, calze, pantaloni, reggiseno, t-shirt, latte (soia e riso) con caffè amaro, biscotti, denti, capelli, maglia, scarpe, pranzo, sciarpa, giacca, borsa, cellulare, chiavi, ombrello, porta aperta, porta chiusa, scale, strada, auto, strada, orologio, strada, orologio, strada, orologio…

strada…

orologio…

orologio…

Forse il Bianconiglio sono io.

Obbedienza

Era aprile, una primavera di diversi anni fa, mio padre mi portò nel cortile di proprietà di un suo amico cacciatore, su un lato del cortile una grande gabbia racchiudeva una cuccia e alcune coperte su cui riposava sdraiato un bellissimo esemplare di setter irlandese femmina.
Ci guardava annoiata o rassegnata dalla sua postazione mentre il suo padrone apriva la gabbia permettendo ad una muta di cuccioli di correre fuori. Per farli giocare tirò lontano una pallina da tennis, loro prontamente si misero a rincorrerla, facendola rotolare da una parte all’altra della recinzione latrando felicemente quando cambiava direzione colpita dai loro musetti.
Il cacciatore mi rivolse la parola mentre ero intenta ad osservare quello spettacolo di zampette pelose che correvano. “Scegline uno” mi disse.
Guardai mio padre con incredulità e stupore, lui con un cenno del capo mi fece capire di avere il suo benestare. Nel frattempo un cucciolo, più grassoccio degli altri e con il pelo leggermente più chiaro, si staccò dal gruppo e si diresse verso di noi, arrivato ad un metro da me si fermò, mi guardò quasi a volermi studiare, poi riprese la sua marcia e si sdraiò sui miei piedi, pancia all’aria in attesa di coccole. “Credo di essere stata scelta prima io” dissi.
Il cucciolo era una femmina e quel pomeriggio venne a casa con noi, tremando come una foglia per tutto il tempo durante il tragitto.
Per una settimana facemmo a turno per dormire con lei, finchè non si ambientò e non fu più necessario dormire tenendole una mano sulla schiena per non farla piangere.

Io non avevo mai avuto un cane prima di allora, ero quindi piena di dubbi e insicurezze, facevamo lunghe passeggiate in mezzo ai campi ma non mi sentivo mai abbastanza sicura da lasciarla libera, senza guinzaglio, la paura che scappasse era troppo forte.
Un giorno, portandola al parco per la solita passeggiata, conobbi il padrone di un golden retriver. Mi raccontò della sua esperienza con i cani che allevava sin da piccolo.
Il suo cane lo seguiva come un’ombra, pendeva letteralmente dalle sue labbra, non aspettava altro che un suo cenno per fare qualunque cosa.
Gli chiesi come fosse riuscito ad ottenere un simile risultato, lui mi guardò con un sorrisetto malizioso e mi disse: “è molto semplice; un vero padrone non tiene il suo cane al guinzaglio per farsi ubbidire, un vero padrone riesce a liberare il suo cane per il tempo che ritiene necessario. Il suo cane sa che può correre dietro alle lepri, abbaiare agli uccellini, ma quando il padrone chiama correrà sempre da lui, perchè solo a lui deve obbedienza. Il rispetto e la devozione non si guadagnano tenendo il guinzaglio corto“.
Ogni tanto ripenso a quell’insegnamento, e apprezzo il momento in cui mi viene sganciato il guinzaglio.

Teoria del rifiuto dell’uomo interessante.

Partendo dal supposto che l’uomo interessante non abbia familiarità con il rifiuto sessuale femminile, ho elaborato una teoria secondo la quale la stronzaggine (s) della donna (D) è direttamente proporzionale al rifiuto (r) subito dall’uomo (U), ovvero:

U : D = s : r

quindi

s = Ur/D

ovviamente il valore di “s” aumenta esponenzialmente alla gravità delle variabili (v)

s = (Ur/D)v

Seguono gli esperimenti che mi hanno portato all’elaborazione della teoria.

Esperimento n° 1:

Materiale occorrente:

1 uomo affascinante, colto, divertente. (soggetto X)

Esecuzione dell’esperienza:

  • instaurare un rapporto di scambio culturale intellettualmente appagante
  • rifiutare le sue avances sessuali
  • chiedere che si possa continuare ad avere lo scambio di cui sopra

Conclusioni dell’esperimento 1:

Il soggetto X sosterrà l’impossibilità di mantenere il rapporto in quanto (diverse variabili):

  1. non crede nell’amicizia uomo-donna
  2. si è sentito preso in giro
  3. si è sentito ferito nell’orgoglio in quanto affascinante, colto, divertente e nessuna l’aveva mai rifiutato
  4. il rapporto che si era creato era “chiaramente” finalizzato al sesso e senza sesso restano solo le chiacchiere, che “chiaramente” non lo interessano.

Esperimento n° 2:

Materiale occorrente:

1 uomo affascinante, colto, divertente. (soggetto Y)

Esecuzione dell’esperienza:

  • instaurare un rapporto di scambio culturale intellettualmente appagante
  • rifiutare le sue avances sessuali
  • chiedere di interrompere la frequentazione

Conclusioni dell’esperimento 2:

Il soggetto Y sosterrà di voler mantenere il rapporto in quanto (diverse variabili):

  1. ci tiene alla vostra amicizia
  2. non pensava che foste così superficiali
  3. c’è stato sicuramente un fraintendimento e non è che perchè siete carine, colte e divertenti debbano tutti provarci con voi
  4. il rapporto che si era creato era più bello di una relazione sessuale