Un bacio alla fragola

Oggi, andando all’ufficio postale per sbrigare le solite cose noiose, sono passata davanti al tabaccaio, la porta era aperta e un profumo di gomma da masticare alla fragola mi ha raggiunto.
In quell’attimo mi è venuta in mente la mia prima vera amica.
Eravamo legate al punto da dire a tutti di essere sorelle di padri diversi, era difficile giustificare in altro modo i cognomi e la mancata somiglianza.
Io ero piuttosto alta per la mia età, magrolina, mora, occhi scuri e con la carnagione candida.
Lei bassina, capelli castano chiaro, occhi verdi e lentiggini, il fisico le era stato scolpito precocemente dalla ginnastica artistica che praticava da quando era piccola.
C’era una tale sintonia tra noi che non era difficile far credere agli altri la storia delle sorelle.
Passavamo interi pomeriggi in silenzio, riuscendo a capirci con un solo cenno e a trasmettere ogni pensiero con uno sguardo.
Eravamo in classi diverse alle medie, al suono della campanella uscivamo e ci aspettavamo davanti al cancello della scuola per tornare a casa insieme.
Ricordo che una volta iniziammo a ridere appena uscite e non smettemmo nemmeno per un secondo fino all’arrivo a casa, 15 minuti di risata ininterrotta e ingiustificata.

Lei masticava sempre delle gomme, quindi era costantemente circondata da un’aura dolce alla fragola.

Rideva spesso e lo faceva con la bocca aperta, gesto che su un’altra persona avrebbe avuto un effetto sguaiato e pacchiano, ma a lei dava un’aria buffa da folletto birichino, cosa che le fece guadagnare il nomignolo “Memole”.

Quando rideva si diffondeva nell’aria il suo profumo di fragola e metteva in risalto quel piccolo difetto che aveva, un incisivo scheggiato per via di una caduta rovinosa dalla bici in un giorno d’estate. Quel giorno si ostinava a volermi portare seduta sul manubrio, lei pedalava e io le davo le indicazioni, bollettino medico: lei un dente rotto e io contusioni sparse.

A 14 anni mi piaceva un ragazzo, il classico cattivo ragazzo che non piace alle mamme (e ancora meno ai papà), aveva i capelli lunghi e cantava in una band.
Avevo il terrore che mi chiedesse di uscire perchè non avevo mai baciato nessuno (ebbene sì, ho iniziato tardi, ma vi assicuro che dopo mi sono ripresa).
Mi confidai con lei, in uno dei nostri pomeriggi sonnolenti sulla riva del fiume.
Lei era in piedi, intenta a lanciare sassolini nell’acqua, io le sedevo accanto esponendole le mie preoccupazioni adolescenziali. Memole si accomodò accanto a me e, nella luce di un tardo pomeriggio di fine autunno, mi disse che avrei potuto fare pratica con lei.

I suoi occhi splendevano come due smeraldi illuminati dal sole calante, le labbra vermiglie attendevano maliziosamente le mie.
La baciai.
Il mio primo bacio fu un bacio alla fragola.
Non trovai più una bocca tanto dolce, né un’amica tanto speciale.

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